"Il 21 giugno, Leibniz e
io, così come dei neo-nati"; così scrive Antonella
Moscati, a pagina 124 del suo Verbali, edito la Léo Scheer,
nel 2000, a Parigi.(l'edizione italiano è prevista per
i prossimi mesi). In effetti, G. W. Leibniz è nato il
21 giugno 1646. Ma questa frase- campione dello stile di questo
singolare libro, aggiunge che "sono nati anche in questo
giorno dei neonati. Sono:"ogni volta, unica, la fine del
mondo", secondo l'espressione scelta da J. Derrida per designare
la morte. Questo singolare libro parla di un tempo "folle",
di un tempo in cui la follia fa della filosofia, o della teologia.
Tempo folle è espressione che prendiamo in prestito da
J Derrida, ancora, in Spectres de Marx, Galilée, Paris,
1993, pg.42, per caratterizzare il "nostro" tempo e
anche il tempo di "Verbali". In effetti, questo libro
contiene i "verbali", le annotazioni di alcuni periodi
in cui il sistema di pensiero dell'autrice; Antonella Moscati,
sono andati "out of joint", fuori dal cardine. Allora,
in questi tempi, "se il nostro corpo è sicuramente
di questo mondo, il pensiero appartiene forse a qualsiasi altro
mondo" (pg.135). Il pensiero appartiene a un mondo possibile.
Siamo nell'ambito di una riflessione, in queste pagine finali
del libro, dalle quali incominciamo la nostra lettura, che rimanda
a quella di G W Leibniz. E ai suoi modi possibili. L'autrice
pone tra i mondi possibili, in uno stile che si pone in confronto
con il pensiero di Leibniz e lo "feconda" (di fecondità
tratta a più riprese questo libro, assai "corporale"),
i mondi che appaiono come "completamente impossibili"
(pg.135): Sono mondi che si esprimono altrimenti rispetto al
linguaggio; mondi "impossibili e necessari". Verbali,
è uno di questi "mondi"; in esso è la
dimensione della "follia" che prende la parola, perché
"la follia non si isola. La follia non si può escludere"
(Philippe Lacoue-Labarthe. Le sujet de la philosophie. Flammarion.
Paris. 1979, pg.155). Proprio perché la "follia"
è stata sempre oggetto di un'esclusione, di una svalutazione
della sua validità nel pensiero, che questo libro appare
tanto più coraggioso e scandaloso. L'autrice, con la sua
scrittura mostra che anche all'interno della "follia"
è possibile che il pensiero "produca" delle
"riflessioni" (usiamo questo termine in particolare
nel suo significato ottico). Se, per esempio, Philippe Lacoue
Labarthe, dimostra con grande acume come la "follia"
sia stata oggetto di un fortissimo tentativo di rimozione, all'interno
dell'opera di Nietzsche, Verbali allora è un audace gesto
di contestazione di questa rimozione; ancor più perché
questa "follia" è scritta al femminile!
Si prenda il capitolo intitolato "la concezione spirituale",
che suona come un piccolo trattato di "teologia" al
femminile. Si legge: "I rapporti sessuali non erano sufficienti
per fare un bambino"-"Il concepimento spirituale era
uno spazio, un lasso di tempo nel quale, e a partire dal quale,
diventava possibile concepire un bambino". Qui abbiamo una
tesi "teologica" della concezione, che porta "qualsiasi"
donna a generare un messia!(Si veda il capitolo, pg. 83-86: Il
luogo messianico, dove è scritto, tra l'altro: "La
figura del messia non dovrebbe forse essere considerata come
una destinazione o una condizione permanente, ma piuttosto come
una condizione provvisoria alla quale molti, se non tutti, possono
essere messi a confronto per via di uno strano allacciamento
del caso"Ora; si legga quanto ha scritto J. Derrida sul
messianico e si facciano reagire queste "folli" parole
con il fecondo pensiero della decostruzione!) Ma poiché
ai concepisce anche con lo spirito, ogni disposizione dello spirito
influisce sulla costituzione del nascituro: "Il concepimento
spirituale, quale era stato annunciato dall'angelo a Maria, doveva
dunque essere un piacere, un grande assoluto piacere, perché
il bimbo potesse nascere sano" Ricolmarsi di spirito santo
(pg.114). Se queste parole stanno all'interno di un testo di
"follia", ebbene qui ci troviamo di fronte a una "santa
follia", a una teo-follia illuminante di un "magnificat"
corporale e spirituale insieme, all'ennesima potenza. Se dunque
tale è la "potenza" del concepimento, allora
giustamente all'interno di questa "follia" rientra
la domanda :" Andate a sapere perché essi[i dottori,
i padri della chiesa] hanno ritirata la madre dalla Trinità
per immettervi lo Spirito Santo" (pg.125). Perché:
"Ciò non avrebbe fatto altro che sanzionare il fatto
che saremmo stati tutti degli dei, senza dubbio impotenti, senza
dubbio, disgraziati, ma tutti consacrati dall'atto di nascita,
semplicemente" (ivi). Dei impotenti, dei dis-graziati, eppure
divini per nascita, per concepimento. Il concepimento come atto
divino. Quanta dotta follia incontriamo qui in questi verbali
scandalosi. Per questa dotta follia, che affronta tutti i temi
della filosofia con la logica "corporale" degli umori
ecco il tema della morte: questa, nei "verbali" è
oggetto di una "vacanza". La morte non scompare; ma
va in vacanza (un po' come può fare una democrazia in
politica) Si tratta qui di una "thanato-dicea", parola
che rinvia alla "teo-dicea" di G.W.Leibniz, che rincontriamo
ancora una volta, non nominato, a pg.110 a proposito della domanda-che
sarà ripresa da M. Heidegger, il filosofo che è
frequentato con ricorrenza nei "verbali": perché
vi è qualche cosa piuttosto che nulla? E anche, Leibniz
è "colui" che ha pronunciato la tesi secondo
la quale : nulla è senza ragione. In altri termini; non
esiste la follia, se essa è il contrario della ragione.
Ma allora, se Leibniz è, in fondo, il filosofo ispiratore
di questi "verbali", questi ultimi sono, in effetti,
assai più pieni di 2ragione2 di quanto non appaia attraverso
le allusioni alle allucinazioni e agli psicofarmaci. D'altronde,
che sia così bene lo sa chi sia passato attraverso le
"euforie"(pg.22) e le "velocità" del
pensiero (pg.37), o l'"insonnia" del pensiero(pg.34).
Incontriamo ancora una volta,
dunque, Leibniz, di cui G Deleuze scrive:" E poi ci sono
i filosofi esasperati. Per essi, ogni concetto copre un insieme
di singolarità, e poi hanno sempre bisogno di altre, sempre
di altri concetti. Assistiamo ad una folle creazione di concetti.
L'esempio tipico è Leibniz; non la smette mai di creare
qualcosa di nuovo.", corso di Vincennes del 14-aprile-1980.
E' questa specie di "follia" che Antonella Moscati
incontra nei suoi deliri, in questo "regno delle coincidenze"
(pg.22). In questo regno, come abbiamo visto, si discute di filosofia,
soprattutto con i sensi, prendendo sul serio la loro alterazione,
che permette alla nostra "ammalata" di potere abbandonarsi,
per esempio, all'eco infinito e alle sue risonanze come di tautologie.(pg.33);
di udire delle voci, che in questo caso sono quelle, non comuni,
di W. Benjamin o di M. Heidegger, di G.W.Hegel o di Dante!(pg.39)
Domanda; quale è quell'amante della filosofia" che
non vorrebbe udire queste "voci"? Come una sibilla
moderna, l'autrice dei "verbali" ci lancia i suoi "enigmi"
(Cfr Eraclito): "Forse sarebbe sufficiente amare e toccare
qualcuno perché ritorni giovane" (pg. 62). Oppure:
"questa pena più terribile ancora che è l'immortalità"(pg.63).
La possibilità di ritornare giovane e l'immortalità
non sono la stessa cosa; la prima ha piuttosto un sapore che
la avvicina al pensiero dell'eterno ritorno delle medesime cose
di Nietzsche ( cfr. pg.23; "stavo[nel delirio-e non è
ciò che fece Nietzsche, appunto dopo il crollo del 1889?]vivendo
l'Eterno ritorno di Nietzsche"). Oppure: per una nuova "estetica",
"ho pregato Dio e i santi affinché chiudesse gli
occhi[suo padre morente]su di una bella immagine"(pg.65).
Oppure, "Gli psicofarmaci mi immergevano in una grande fatica
senza riposo possibile...Parlavamo di Heidegger e di nuovo della
morte" (pg.71). Ecco come, si fa, anche della "filosofia"!
Oppure ancora: "Nessun corpo è capace di accogliere
completamente un'infinità"(pg.85). Dunque; niente
immortalità, niente infinità per questa filosofia
dei "verbali". Eppure si tratta bene di un testo "filo-teo-logico"!
In effetti; conosco poche donne che si siano occupate, insieme
di teo-filo-sofia! E di questa, per via della "follia",
nessuna: E' vero che esiste un testo che può essere avvicinato
a questo; le Memorie di un malato di nervi di Daniel Paul Schreber!
Ma costui non era un filosofo. Oppure ancora-un "comunismo"
delle madri, che rinvia a un certo Platone, che pure si era occupato,
come si sa, della "follia", come ricorda Jean-Luc Nancy
nella sua prefazione:" La catena dei filosofi era una catena
maschile, una catena di padri, presso la quale si trovava una
catena femminile corrispondente, formata dalla loro mogli. La
catena delle donne non era, tuttavia, unicamente una catena di
morte, essa era ugualmente una catena di solidarietà tra
le madri, che si aiutavano reciprocamente -come degli esseri
proteiformi-nelle doglie del parto"(pg.89). Sì, qui
siamo nei pressi di un "platonismo" corporale. Così
andrebbe riletta, per esempio, la Repubblica! Oppure, ancora
sulla morte:"Giacché la morte assume un volto il
più autentico, quando si prende qualcuno che non ci è
né troppo vicino né troppo lontano". Ecco
una diversa "prospettiva" sulla morte, dunque; qui
essa assume davvero l'aspetto di un "medium". Infine-e
concludiamo ancora con Leibniz, il quale nei suoi lavori sul
calcolo differenziale, si occupò a fondo del problema
della velocità e della luce:" Il limite di questo
mondo è la velocità della luce. Che non consiste
in nulla altro che nella velocità del pensiero"(pg.135).
E Parmenide, il "padre" della filosofia, colui che
si può intendere come "prossimo"(parà)
delle Menadi (Menide), colui che si intendeva della follia del
pensiero disse: pensare equivale a essere. Al lettore, allora
resta da giudicare di quanta "follia", siano saturi
questi "verbali". Buona lettura.
Roberto Borghesi
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