Vignettopoli 

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il Lettorante 

Roberto Borghesi


giugno2008

I memoriali della "philo-pholia"
 

"Il 21 giugno, Leibniz e io, così come dei neo-nati"; così scrive Antonella Moscati, a pagina 124 del suo Verbali, edito la Léo Scheer, nel 2000, a Parigi.(l'edizione italiano è prevista per i prossimi mesi). In effetti, G. W. Leibniz è nato il 21 giugno 1646. Ma questa frase- campione dello stile di questo singolare libro, aggiunge che "sono nati anche in questo giorno dei neonati. Sono:"ogni volta, unica, la fine del mondo", secondo l'espressione scelta da J. Derrida per designare la morte. Questo singolare libro parla di un tempo "folle", di un tempo in cui la follia fa della filosofia, o della teologia. Tempo folle è espressione che prendiamo in prestito da J Derrida, ancora, in Spectres de Marx, Galilée, Paris, 1993, pg.42, per caratterizzare il "nostro" tempo e anche il tempo di "Verbali". In effetti, questo libro contiene i "verbali", le annotazioni di alcuni periodi in cui il sistema di pensiero dell'autrice; Antonella Moscati, sono andati "out of joint", fuori dal cardine. Allora, in questi tempi, "se il nostro corpo è sicuramente di questo mondo, il pensiero appartiene forse a qualsiasi altro mondo" (pg.135). Il pensiero appartiene a un mondo possibile. Siamo nell'ambito di una riflessione, in queste pagine finali del libro, dalle quali incominciamo la nostra lettura, che rimanda a quella di G W Leibniz. E ai suoi modi possibili. L'autrice pone tra i mondi possibili, in uno stile che si pone in confronto con il pensiero di Leibniz e lo "feconda" (di fecondità tratta a più riprese questo libro, assai "corporale"), i mondi che appaiono come "completamente impossibili" (pg.135): Sono mondi che si esprimono altrimenti rispetto al linguaggio; mondi "impossibili e necessari". Verbali, è uno di questi "mondi"; in esso è la dimensione della "follia" che prende la parola, perché "la follia non si isola. La follia non si può escludere" (Philippe Lacoue-Labarthe. Le sujet de la philosophie. Flammarion. Paris. 1979, pg.155). Proprio perché la "follia" è stata sempre oggetto di un'esclusione, di una svalutazione della sua validità nel pensiero, che questo libro appare tanto più coraggioso e scandaloso. L'autrice, con la sua scrittura mostra che anche all'interno della "follia" è possibile che il pensiero "produca" delle "riflessioni" (usiamo questo termine in particolare nel suo significato ottico). Se, per esempio, Philippe Lacoue Labarthe, dimostra con grande acume come la "follia" sia stata oggetto di un fortissimo tentativo di rimozione, all'interno dell'opera di Nietzsche, Verbali allora è un audace gesto di contestazione di questa rimozione; ancor più perché questa "follia" è scritta al femminile!
Si prenda il capitolo intitolato "la concezione spirituale", che suona come un piccolo trattato di "teologia" al femminile. Si legge: "I rapporti sessuali non erano sufficienti per fare un bambino"-"Il concepimento spirituale era uno spazio, un lasso di tempo nel quale, e a partire dal quale, diventava possibile concepire un bambino". Qui abbiamo una tesi "teologica" della concezione, che porta "qualsiasi" donna a generare un messia!(Si veda il capitolo, pg. 83-86: Il luogo messianico, dove è scritto, tra l'altro: "La figura del messia non dovrebbe forse essere considerata come una destinazione o una condizione permanente, ma piuttosto come una condizione provvisoria alla quale molti, se non tutti, possono essere messi a confronto per via di uno strano allacciamento del caso"Ora; si legga quanto ha scritto J. Derrida sul messianico e si facciano reagire queste "folli" parole con il fecondo pensiero della decostruzione!) Ma poiché ai concepisce anche con lo spirito, ogni disposizione dello spirito influisce sulla costituzione del nascituro: "Il concepimento spirituale, quale era stato annunciato dall'angelo a Maria, doveva dunque essere un piacere, un grande assoluto piacere, perché il bimbo potesse nascere sano" Ricolmarsi di spirito santo (pg.114). Se queste parole stanno all'interno di un testo di "follia", ebbene qui ci troviamo di fronte a una "santa follia", a una teo-follia illuminante di un "magnificat" corporale e spirituale insieme, all'ennesima potenza. Se dunque tale è la "potenza" del concepimento, allora giustamente all'interno di questa "follia" rientra la domanda :" Andate a sapere perché essi[i dottori, i padri della chiesa] hanno ritirata la madre dalla Trinità per immettervi lo Spirito Santo" (pg.125). Perché: "Ciò non avrebbe fatto altro che sanzionare il fatto che saremmo stati tutti degli dei, senza dubbio impotenti, senza dubbio, disgraziati, ma tutti consacrati dall'atto di nascita, semplicemente" (ivi). Dei impotenti, dei dis-graziati, eppure divini per nascita, per concepimento. Il concepimento come atto divino. Quanta dotta follia incontriamo qui in questi verbali scandalosi. Per questa dotta follia, che affronta tutti i temi della filosofia con la logica "corporale" degli umori ecco il tema della morte: questa, nei "verbali" è oggetto di una "vacanza". La morte non scompare; ma va in vacanza (un po' come può fare una democrazia in politica) Si tratta qui di una "thanato-dicea", parola che rinvia alla "teo-dicea" di G.W.Leibniz, che rincontriamo ancora una volta, non nominato, a pg.110 a proposito della domanda-che sarà ripresa da M. Heidegger, il filosofo che è frequentato con ricorrenza nei "verbali": perché vi è qualche cosa piuttosto che nulla? E anche, Leibniz è "colui" che ha pronunciato la tesi secondo la quale : nulla è senza ragione. In altri termini; non esiste la follia, se essa è il contrario della ragione. Ma allora, se Leibniz è, in fondo, il filosofo ispiratore di questi "verbali", questi ultimi sono, in effetti, assai più pieni di 2ragione2 di quanto non appaia attraverso le allusioni alle allucinazioni e agli psicofarmaci. D'altronde, che sia così bene lo sa chi sia passato attraverso le "euforie"(pg.22) e le "velocità" del pensiero (pg.37), o l'"insonnia" del pensiero(pg.34).

Incontriamo ancora una volta, dunque, Leibniz, di cui G Deleuze scrive:" E poi ci sono i filosofi esasperati. Per essi, ogni concetto copre un insieme di singolarità, e poi hanno sempre bisogno di altre, sempre di altri concetti. Assistiamo ad una folle creazione di concetti. L'esempio tipico è Leibniz; non la smette mai di creare qualcosa di nuovo.", corso di Vincennes del 14-aprile-1980. E' questa specie di "follia" che Antonella Moscati incontra nei suoi deliri, in questo "regno delle coincidenze" (pg.22). In questo regno, come abbiamo visto, si discute di filosofia, soprattutto con i sensi, prendendo sul serio la loro alterazione, che permette alla nostra "ammalata" di potere abbandonarsi, per esempio, all'eco infinito e alle sue risonanze come di tautologie.(pg.33); di udire delle voci, che in questo caso sono quelle, non comuni, di W. Benjamin o di M. Heidegger, di G.W.Hegel o di Dante!(pg.39) Domanda; quale è quell'amante della filosofia" che non vorrebbe udire queste "voci"? Come una sibilla moderna, l'autrice dei "verbali" ci lancia i suoi "enigmi" (Cfr Eraclito): "Forse sarebbe sufficiente amare e toccare qualcuno perché ritorni giovane" (pg. 62). Oppure: "questa pena più terribile ancora che è l'immortalità"(pg.63). La possibilità di ritornare giovane e l'immortalità non sono la stessa cosa; la prima ha piuttosto un sapore che la avvicina al pensiero dell'eterno ritorno delle medesime cose di Nietzsche ( cfr. pg.23; "stavo[nel delirio-e non è ciò che fece Nietzsche, appunto dopo il crollo del 1889?]vivendo l'Eterno ritorno di Nietzsche"). Oppure: per una nuova "estetica", "ho pregato Dio e i santi affinché chiudesse gli occhi[suo padre morente]su di una bella immagine"(pg.65). Oppure, "Gli psicofarmaci mi immergevano in una grande fatica senza riposo possibile...Parlavamo di Heidegger e di nuovo della morte" (pg.71). Ecco come, si fa, anche della "filosofia"! Oppure ancora: "Nessun corpo è capace di accogliere completamente un'infinità"(pg.85). Dunque; niente immortalità, niente infinità per questa filosofia dei "verbali". Eppure si tratta bene di un testo "filo-teo-logico"! In effetti; conosco poche donne che si siano occupate, insieme di teo-filo-sofia! E di questa, per via della "follia", nessuna: E' vero che esiste un testo che può essere avvicinato a questo; le Memorie di un malato di nervi di Daniel Paul Schreber! Ma costui non era un filosofo. Oppure ancora-un "comunismo" delle madri, che rinvia a un certo Platone, che pure si era occupato, come si sa, della "follia", come ricorda Jean-Luc Nancy nella sua prefazione:" La catena dei filosofi era una catena maschile, una catena di padri, presso la quale si trovava una catena femminile corrispondente, formata dalla loro mogli. La catena delle donne non era, tuttavia, unicamente una catena di morte, essa era ugualmente una catena di solidarietà tra le madri, che si aiutavano reciprocamente -come degli esseri proteiformi-nelle doglie del parto"(pg.89). Sì, qui siamo nei pressi di un "platonismo" corporale. Così andrebbe riletta, per esempio, la Repubblica! Oppure, ancora sulla morte:"Giacché la morte assume un volto il più autentico, quando si prende qualcuno che non ci è né troppo vicino né troppo lontano". Ecco una diversa "prospettiva" sulla morte, dunque; qui essa assume davvero l'aspetto di un "medium". Infine-e concludiamo ancora con Leibniz, il quale nei suoi lavori sul calcolo differenziale, si occupò a fondo del problema della velocità e della luce:" Il limite di questo mondo è la velocità della luce. Che non consiste in nulla altro che nella velocità del pensiero"(pg.135). E Parmenide, il "padre" della filosofia, colui che si può intendere come "prossimo"(parà) delle Menadi (Menide), colui che si intendeva della follia del pensiero disse: pensare equivale a essere. Al lettore, allora resta da giudicare di quanta "follia", siano saturi questi "verbali". Buona lettura.

Roberto Borghesi

 
 

 

 
 

 
 

 
 

 
 

 

 

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