Vignettopoli 

Direttore Responsabile Nicoletta Damiano Villa Verucchio (RN) Italy

 

T.A.R.S.U. &

ONIRIADE


La Terra ha la febbre?

Company24 nov 2007

Recentemente, su qualsiasi quotidiano e in qualsiasi telegiornale, troneggiava un'affermazione del Ministro dell'Economia, Padoa Schioppa, che definiva le tasse con un aggettivo alquanto estemporaneo: BELLISSIME!
Gli Italiani sono noti per tante cose: gli spaghetti, le città d'arte e la pizza. Ma, anche per altre, purtroppo: la mafia, un Governo con il maggior numero di esponenti al mondo e le tasse. Abbiamo così tante imposte che oramai, non ci chiediamo più cosa stiamo pagando. Paghiamo e basta. Una tra le ultime, è la "T.A.R.S.U." Cari Lettori (e Contribuenti), quelle che noi chiamiamo comunemente "tasse" sono siglate in modo incomprensibile: paghiamo l'I.C.I., l'I.R.A.P., l'I.R.P.E.F. e via dicendo e ora anche la "T.A.R.S.U.": ovvero, l'imposta per lo smaltimento dei rifiuti, come prevista dal Decreto Legislativo 22/1997 (successivamente modificato), più comunemente noto come Decreto Ronchi.


I Comuni italiani, privatamente, la applicano sulla base del costo totale che gli stessi debbono sostenere per il servizio di raccolta e successivo smaltimento dei nostri rifiuti e la calcolano sul parametro della superficie dei locali di abitazioni e di attività da cui gli stessi possono avere origine. Già da una sommaria lettura della definizione, possiamo, subito notare una certa dissonanza, tra quello che ci viene chiesto di corrispondere e quello che invece dobbiamo effettivamente pagare.
Spieghiamo meglio. Se fossimo Silvio Berlusconi e ci potessimo permettere una mega villa da abitare in completa solitudine, perché dovremmo pagare la T.A.R.S.U. sulla scorta delle dimensioni della nostra dimora? La camera da letto, suite imperiale, di un albergo non ancora costruito non produce rifiuto! Una persona sola non si abbuffa per colmare i suoi vuoti e nemmeno per produrre la quantità di rifiuti necessaria per giustificare l'importo della T.A.R.S.U. Un "single" non si mette, dalla disperazione a gettare tutto ciò che gli capita per le mani, pur di creare, quotidianamente, quel tanto di immondizia, necessaria, per far contento il proprio Sindaco. Di contro, una famiglia di 6 componenti, con dimora in un monolocale di appena 60 metri quadrati paga, inevitabilmente, meno producendo, altrettanto inevitabilmente, una maggior quantità di rifiuto. A prescindere da tutto ciò, noi cittadini, dovremmo essere contenti di pagare la T.A.R.S.U. perché stiamo dando un contributo e non solo economico, al nostro ambiente.


Chi di noi non fa la "raccolta differenziata"? Chi di noi non si trova alle prese con tutti quei coloratissimi sacchettini che vanno riempiti, previa valutazione di ciò che stiamo buttando in pattumiera? Raccolta differenziata, che per noi è un impiccio in più da svolgere, ma che per i Comuni è un costo, di cui ci chiedono un contributo, la T.A.R.S.U. appunto e per l'ambiente è una forma di salvaguardia e rispetto. Esistono due tipi di raccolta differenziata. Il primo, comporta l'inserimento sul suolo comunale di appositi e anti-estetici contenitori stradali affiancati ai tradizionali cassonetti. È sicuramente meno oneroso in termini di T.A.R.S.U. ma, costringe il cittadino ad uno sforzo in più: portare periodicamente i rifiuti nei luoghi adibiti, senza che la differenziazione subisca alcun controllo, concedendogli, quindi, la possibilità - nemmeno così remota - di "derogare" le regole di una corretta gestione degli scarti raccolti.
Il secondo, sicuramente più comodo, ma certamente più controllato ed oneroso, consiste nel raccogliere gli scarti della nostra vita quotidiana nei tanto colorati e famigerati sacchettini, che, la nettezza urbana, con cadenza settimanale ritira direttamente sotto la porta di casa nostra. Indipendentemente dal modo prescelto dai vari comuni, il rifiuto viene differenziato e, successivamente, destinato al riciclo come avviene per la carta, oppure al riutilizzo, come nel caso della plastica, oppure ancora, destinato alla biostabilizzazione, come accade per l'umido che, attraverso un complesso processo chimico viene trasformato in concime. Nell'ultimo trentennio, abbiamo assistito ad un crescente e proporzionale aumento, sia nei Paesi industrializzati, sia in quelli in via di sviluppo, della produzione dei rifiuti. Nella società del benessere, in cui ci troviamo a vivere, nonostante le varie sollecitazioni a diminuire le quantità di spazzatura prodotta, oramai, la politica è quella "usalo una volta sola e, poi, buttalo in pattumiera". In Italia, la produzione di rifiuti urbani continua ad essere in aumento. Secondo dati ufficiali del "Rapporto rifiuti 2004", nell'anno 2003 la quantità di scarto generata si calcola approssimativamente in 30 milioni di tonnellate, ovvero, circa 524 chilogrammi ad abitante per anno. Di questa enorme quantità, però, il 15% (ovvero 4.500.000 tonnellate all'anno) non è né riciclabile, né riutilizzabile in alcun modo. Questa parte di rifiuti, dove la andiamo a mettere? Che cosa ne facciamo?
Attualmente viene destinata ai termovalorizzatori. Però, sempre più spesso, si legge della polemica che suscitano questi tipi di impianto. Esponenti delle varie fazioni politiche prendono posizioni determinate, auspicando la chiusura degli inceneritori esistenti e impedendone la costruzione di nuovi. Ma perché? Crediamo sia giunta l'ora di affrontare e chiarire il discorso.
È oramai divenuto indispensabile che chi urla questi "NO" agli inceneritori cominci a dare soluzioni alternative e realizzabili per risolvere il problema dei rifiuti. Problema che c'è ed esiste perché ciascuno di noi, nessuno escluso li produce. "Fautori del no!" perché sensibilizzarci sull'importanza della differenziata quando poi, ne comprendiamo solo in parte l'utilità? Perché farci pagare un'imposta sulla raccolta differenziata e sul riciclo dei rifiuti quando poi, il problema, pur anche dimensionato, continua ad esserci? Infatti, quantità tutt'altro che irrisorie - secondo le convinzioni dei fautori del "NO!" ai termovalorizzatori - andrebbero, inevitabilmente ad ammucchiarsi, in ogni dove, creando, magari con tempistiche meno brevi, rispetto a quelle del "vecchio sacco nero" lo stesso problema. Ammassi di immondizia che non si sa bene dove andarle a mettere. Nelle discariche? Certamente no, perché oltre ad essere già stipate per gli ambientalisti inquinano le falde acquifere! Nei termovalorizzatori? Sia mai! I "verdi" li giudicano in modo pessimo, non solo perché deturpano l'ambiente, ma sono brutti da vedere, inquinano e fanno venire il cancro! Sì cari Lettrori, rendiamoci conto che questi continui "no!" urlati, sono asettici. Vengono espressi in tutti i modi, persino attraverso personaggi di grande impatto mediatico come Beppe Grillo, ma rimangono lì. Fanno un gran rumore e basta. È troppo comodo continuare a dire no senza iniziare mai un discorso più completo e soprattutto risolutivo del problema rifiuti, che, evidentemente non è esclusivo della Regione Campania. Chi non ricorda le immagini trasmesse al telegiornale la scorsa estate. Ambientalisti incalliti, con striscioni altisonanti "NO AGLI INCENERITORI", sfilavano tra le vie di Napoli completamente inondate dai rifiuti. Erano "sommersi" dal problema, eppure, nonostante tutto gridavano "NO!" Tutta l'Europa ha accettato di buon grado la soluzione termovalorizzatori. Persino Beppe Grillo, in una delle sue "piazzate" ha ricordato come in Danimarca si incenerisca l'80% dei rifiuti. A Vienna il termovalorizzatore è stato costruito in centro città! I nostri concittadini europei non si pentono affatto delle scelte fatte, anzi hanno già nuovi progetti in corso per la realizzazione di altri impianti di incenerimento rifiuti! Non sono impazziti, ma sicuramente hanno compreso l'importanza dei termovalorizzatori, che evidentemente non sono così pericolosi per la salute pubblica e nemmeno così brutti da vedere! Hanno solo capito che con questi impianti è concretamente impossibile che il pianeta diventi un'enorme discarica a cielo aperto. Pensiamo al Giappone, con 4 mila abitanti per chilometro quadrato, se la minoranza dei "verdi" avesse la capacità italiana di influenzare le scelte politiche non esisterebbe già più da qualche decennio!
Nessuno ci ha mai messo di fronte a un dato di fatto: questi impianti creano occupazione e non solo farebbero dell'Italia un Paese moderno al pari degli altri europei, ma risolverebbero, concretamente il problema dei rifiuti. Invece no! Noi li aborriamo e in più paghiamo la T.A.R.S.U. in percentuale maggiore rispetto al resto d'Europa perché i nostri politici preferiscono vendere all'estero il rifiuto Made in Italy, costringendoci, inevitabilmente, a dare un contributo economico anche per il suo trasporto e, paradossalmente, lasciando l'Italia come "fanalino di coda" della tanto ambita Unione Europea. Ma perché noi italiani dobbiamo sempre accontentarci e pagare? A noi basta "un piatto di minestra" magari riscaldata, pur avendo la possibilità di permetterci, a minor prezzo, un bel piatto di spaghetti con la "pummarola in coppa"!
Che, questa volta, non abbia ragione Padoa Schioppa? Siamo proprio "bambascioni"… indipendentemente dall'età!

 

Virginia Marthens

PRIMO ORECCHIO BIONICO IMPIANTATO A RIMINI
 

 

Una giovane di 23 anni, affetta da sordità profonda dalla nascita, tornerà a sentire grazie ad un intervento chirurgico effettuato, martedì scorso, all'Ospedale "Infermi" di Rimini. Il direttore dell'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell'"Infermi", dottor Enzo Calabrese e la sua equipe, hanno infatti effettuato il primo impianto di protesi cocleare (popolarmente definito "orecchio bionico") a Rimini.

Fino ad ora tali interventi, che ammontano a circa 600 l'anno in tutt'Italia, per l'Emilia Romagna venivano effettuati a Parma, Piacenza, Modena e Ferrara. Già dal momento del suo arrivo, il dottor Calabrese aveva collocato, tra i suoi obiettivi, l'applicazione anche a Rimini di tale metodologia contro la sordità. E qualche giorno fa, puntualmente, si è partiti.

L'intervento chirurgico è durato circa quattro ore, ed è stato effettuato sull'orecchio sinistro della paziente. La quale, negli ultimi tempi, aveva visto peggiorare ulteriormente la sua sordità, che stava diventando completa. L'intervento ha avuto decorso positivo e la giovane è stata dimessa nella giornata di ieri. Tra qualche settimana, necessaria per la stabilizzazione dell'impianto, questo sarà attivato e la paziente, nell'ambito di un adeguato percorso di riabilitazione, ricomincerà a sentire. Si valuterà successivamente se sia necessario intervenire, eventualmente, anche sul suo orecchio destro.

Dal punto di vista estetico l'impianto cocleare non ha alcun impatto negativo: resta infatti collocato nella teca cranica dietro l'orecchio, e anche la cicatrice viene coperta dai capelli.

"Sono soddisfatto - è il commento del dottor Calabrese - sia per il risultato di questo intervento, sia per l'inizio di questa nuova procedura. Il prossimo passo sarà, una volta impostato un programma di rieducazione locale anche per bambini, quello di procedere agli impianti in età pediatrica (fino all'età di un anno) con risultati funzionali inimmaginabili fino ad una ventina di anni fa. Voglio ringraziare - conclude il dottor Calabrese - la mia equipe e anche i colleghi anestesisti e tutti coloro che hanno supportato questo primo intervento".

Approfondimento tecnico.

L'impianto cocleare è un dispositivo elettronico che introdotto nella coclea, la struttura a forma di chiocciola dell'orecchio interno, bypassa le cellule uditive danneggiate nell'orecchio stimolando il nervo acustico direttamente tramite 22 elettrodi. Esternamente l'impianto è dotato di un minuscolo microfono direzionale e omnidirezionale che filtra i differenti tipi di suoni e di un elaboratore del linguaggio.

Come funziona l'orecchio bionico? L'impianto cocleare è una tecnologia biomedica, messa a punto solo alla fine degli anni '80, che consente la stimolazione del nervo acustico in caso di sordità profonda o totale da disfunzione cocleare. L'impianto è costituito da una parte interna che si compone di una serie di elettrodi che vengono introdotti chirurgicamente all'interno della coclea, e da un ricevitore alloggiato nella teca cranica in prossimità della mastoide". Il sistema esterno si compone di più microfoni che, dopo aver captato i segnali acustici, li inviano ad uno "speech processor" che li elabora e li trasmette ad un'antenna mantenuta con un magnete accanto al ricevitore. E' l'unico dispositivo elettromedicale realizzato in grado di restituire uno dei cinque sensi.

Benefici. L'impianto cocleare ha portato un radicale cambiamento nell'approccio verso la sordità invalidante da diversi punti di vista: in primis quello scientifico (si tratta infatti del primo organo sensoriale artificiale), poi quello sociale poiché vi è la piena integrazione del sordo nella comunità degli udenti.

 

Francesco Pagnini

Ufficio stampa
 

 
 

 
 

 

 

 
 
 
 
 

 
 

 

 VIGNETTOPOLI

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Direttore Responsabile Nicoletta Damiano - Redazione Via Salvo D'Acquisto 5/b Villa Verucchio (RN) (EX- Via Cervino 9 - 47838 Riccione(RN)) - Tel. 0541.678554 - Autorizzazione Tribunale di Rimini N.9 del 08/06/1998 Iscrizione Registro Nazionale della Stampa Presidenza del Consiglio N. ID 78 57 Iscrizione Registro Operatori della Comunicazione 2001- Periodico Anno IX- Mese novembre 2007. Tipografia La Pieve Villa Verucchio (RN) per l'edizione cartacea * I Collaboratori presenti con i loro articoli sulle pubblicazioni delle Edizioni Damiano: Astrologicando - Esoterikamente Sognando, sono giornalisti freelance o partecipano a titolo gratuito 
 

   
   

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